Sektion 5

Sektion 5: Dal movimento alla stabilità. Migrazioni letterarie nel Settecento italiano

Sara Garau (Lugano)

Kontakt: sara.garau@usi.ch

Il Settecento italiano è tutto attraversato da un tipo di migrazione che se, da un lato, non è ancora dettata da motivazioni direttamente politiche, dall’altro non rientra nemmeno nell’esperienza odeporica settecentesca più propria, intesa come confronto temporaneo con l’alterità. Accanto al fenomeno del viaggio – così essenziale per quel decisivo passaggio De la stabilité au mouvement, di cui ebbe a parlare Paul Hazard, ormai molti anni fa –[1] e non di rado sovraimposte, vi sono infatti quelle parabole esistenziali di letterati e di ‘avventurieri’ che per motivi professionali vanno a compiersi fuori d’Italia, in un confronto più duraturo con lingue e culture altre: quei «pellegrinaggi» – per usare una formula di Arturo Graf – «dei cultori di lettere e delle scienze, presi al grido di quelle civili usanze e di quella cultura, o mossi da speranza di migliore fortuna», che a volte si erano trasformati in veri e propri «trapiantamenti».[2] Si pensi anche solo ai casi più noti: di Metastasio e di Goldoni, di una figura come Giuseppe Baretti, e a quelli, più ‘romanzeschi’, di Casanova, fino a Da Ponte. Si tratta di esperienze profondamente diverse da quelle che si sarebbero avviate nei decenni successivi, sin dagli anni napoleonici, con il costituirsi dell’esilio come «nuova istituzione» di una «nuova Italia» (così Carlo Cattaneo a proposito di Foscolo): istituzione che tanto peso avrebbe poi avuto negli anni risorgimentali.[3]

Se qui si fa riferimento a questa storia successiva – e altra – è perché essa ha inciso in modo significativo però sull’inquadramento critico della migrazione settecentesca, anche nel Novecento, non solo influenzandone la valutazione, ma prima ancora determinando la stessa attenzione dedicata al fenomeno, sulla scorta dell’auspicio formulato da Cesare Balbo a metà degli anni ’40 dell’Ottocento nel Sommario della Storia d’Italia dalle origini fino ai nostri giorni: «Una storia intiera, e magnifica, e peculiare all’Italia sarebbe a fare degli Italiani fuor d’Italia».[4] Oltre mezzo secolo dopo, Alessandro D’Ancona, proprio in ambito settecentesco, nella premessa al suo classico Viaggiatori e avventurieri (1912) avrà ben presente il paragrafo del Sommario dedicato alla storia degli Italiani fuor d’Italia. E Balbo è citato ancora da Benedetto Croce (sempre in modo implicito), nella sua disamina dell’Elemento italiano nella società europea del Settecento (1926/1927): «Lingua, letteratura, pensieri, costumi e gli uomini stessi d’Italia con le loro particolari attitudini e abilità, tennero ancora molta parte nella vita sociale e culturale europea nei secoli della decadenza politica italiana, e fin quasi alla vigilia della Rivoluzione francese: una parte assai più larga che non quella che essi ebbero dipoi nel periodo del Risorgimento e della conseguita unità. Di rado o assai fuggevolmente gli storici nostri hanno fermato l’attenzione su questo persistente e operante italianismo fuori dei confini della patria, quando gli italiani, se non erano più come i fiorentini del tempo di papa Bonifazio VIII il “quinto elemento del mondo”, pure entravano un po’ dappertutto e in taluni campi ancora primeggiavano. Manca finora una trattazione in proposito, un “quadro”, come si dice, e le indagini documentarie intorno agli “italiani fuori d’Italia” sono parziali e insufficienti, o superficiali e compilatorie».[5] Si spiega forse su questo sfondo come l’ottica che a lungo ha prevalso nel valutare le migrazioni di letterati e artisti italiani nel Settecento sia rimasta quella ‘risorgimentale’ del riscatto, della misurazione di quella «nuova energica operosità, la quale impedita in patria, si esercitava fuori di questa» (ancora D’Ancona),[6] ovvero, appunto con Croce, di quella «molta parte» tenuta dalla lingua e dalla cultura italiane «nella vita sociale e culturale europea».

Tenendo conto di queste premesse, la prospettiva che si vuole adottare per la costituzione della sezione qui proposta è volta non tanto alla rilevazione dei debiti culturali contratti nel contesto della migrazione letteraria (in una direzione o nell’altra), quanto allo studio delle attitudini al confronto con l’alterità culturale da 3parte di chi intende affermarvisi, e il cui sguardo non sarà dunque più quello ‘esterno’ del viaggiatore, raccoglitore di dati e di esperienze da far fruttare al rientro, negli ambienti di partenza. Si intende in tal senso promuovere in primo luogo la discussione intorno alle modalità del confronto e dell’assunzione di paradigmi culturali altri, da indagare sia (a) nella riflessione memorialistica ed epistolare sui momenti cruciali dell’esperienza migratoria, e sul rapporto con un nuovo pubblico; sia (b) a livello più propriamente testuale, attraverso l’analisi delle esperienze di scrittura plurilingue di chi sa muoversi ormai in vari contesti linguistici, e delle traduzioni, ma anche delle riscritture di opere adattate nella consapevolezza delle diverse esigenze di pubblico. Non si escludono, infine, (c) approcci di carattere storico-critico, nell’ottica qui già delineata del costituirsi dell’attenzione critica alle migrazioni settecentesche, ma anche in quella dell’interesse per lo specifico approccio critico di chi (come ad esempio Baretti) opera, appunto, attraverso il confronto diretto delle tradizioni letterarie cui era ed è più immediatamente esposto.

 

Bibliografia

Bucchi, B.: Poeti, librettisti, editori e viaggiatori italiani in Inghilterra nella prima metà del Settecento, in Scrittori italiani in Inghilterra, Atti del convegno internazionale, Chieti 20-22 ottobre 2003, a cura di G. Oliva, Napoli, Edizioni scientifiche italiane, 2003, pp. 27-45.

Croce, B.: L’elemento italiano nella società europea del Settecento, in Id., Uomini e cose della vecchia Italia, serie seconda, Bari, Laterza, 19563, pp. 1-14.

Dionisotti, C.: Piemontesi e spiemontesizzati, in Id., Appunti sui moderni. Foscolo, Leopardi, Manzoni e altri, Bologna, il Mulino, 1988, pp. 11-31.

Fido, F.: In Inghilterra: reportage e letteratura comparata, in Id., Le muse perdute e ritrovate. Il divenire dei generi letterari fra Sette e Ottocento, Firenze, Vallecchi, 1989, pp. 115-134.

Id.: Un veneziano a Parigi: esperienze e commedie del periodo francese, in Id., Nuova guida a Goldoni. Teatro e società nel Settecento, Torino, Einaudi, 2000 (1° ed. 1977), pp. 258-280.

Id.: La ragione in ombra e le tentazioni della follia nelle commedie degli anni francesi, in Id., Le inquietudini di Goldoni. Saggi e letture, Genova, Costa & Nolan, 1995, pp. 163-183.

Folena, G: L’italiano in Europa. Esperienze linguistiche del Settecento, Torino, Einaudi, 1983.

Graf, A.: L’Anglomania e l’influsso inglese in Italia nel secolo XVIII, Torino, Loescher, 1911.

Guagnini, E.: L’identità nello specchio dell’alterità. Su alcuni testi di viaggiatori italiani in Europa nel Settecento, «Problemi», 114/115, 1999, pp. 192-202.

Reutner, U.: «Le chiavi maèstre de’ modi e de’ costùmi d’ogni naziòne»: il concetto barettiano della trasmissione di cultura nel ’700, in Identità e alterità nella/della Lingua, a cura di E. Pistolesi e S. Schwarze, Frankfurt a. M., Peter Lang, 2005, pp. 233-254.

Spaggiari, W.: Geografie letterarie. Da Dante a Tabucchi, Milano, Edizioni Universitarie di Lettere, Economia, Diritto, 2015.

Viaggiatori e avventurieri del Settecento, a cura di A. D’Ancona, presentazione di E. Bonora, Firenze, Sansoni, 1974 (1° ed. 1912).

 

Le proposte, comprendenti il titolo e un riassunto di max. 300 parole, vanno inviate non oltre il 31 dicembre 2016 all’indirizzo mail sotto indicato.

La selezione avverrà entro il 31 gennaio 2017.

Contatto:

Sara Garau

Istituto di studi italiani, Università della Svizzera italiana

sara.garau@usi.ch, +41 (0)58 666 42 97


[1] P. Hazard, De la stabilité au mouvement, in Id., La crise de la conscience européenne. 1680-1715, Paris, Fayard, 1989 (1° ed. 1935), pp. 3-25 (trad. it. di G. Ricuperati, Torino, UTET, 2007).

[2] A. Graf, L’Anglomania e l’influsso inglese in Italia nel secolo XVIII, Torino, Loescher, 1911, p. 55.

[3] C. Cattaneo, Ugo Foscolo e l’Italia, Milano, Editori del Politecnico, 1861, p. 34.

[4] C. Balbo, Della storia d’Italia. Dalle origini fino ai nostri giorni. Sommario, Firenze, Le Monnier, 185610, p. 351.

[5] B. Croce, L’elemento italiano nella società europea del Settecento, in Id., Uomini e cose della vecchia Italia, serie seconda, Bari, Laterza, 19563, pp. 1-14: 1.

[6] Viaggiatori e avventurieri del Settecento, a cura di A. D’Ancona, presentazione di E. Bonora, Firenze, Sansoni, 1974 (1° ed. 1912), nella Premessa dell’Autore.